Davide Ballardini non sarà più l’allenatore dell’Avellino nella prossima stagione. Ad annunciarlo è stato lo stesso tecnico ravvenate nel corso della conferenza stampa odierna, organizzata dal club biancoverde alla vigilia del rompete le righe e della visita al Santuario di Montevergine. Accanto a Ballardini, presente il direttore sportivo dei Lupi, Mario Aiello, che ha chiarito progetti ed ambizioni della società del presidente D’Agostino, andando oltre l’addio dell’ex Genoa.
Le dichiarazioni di Ballardini in conferenza stampa
L’annuncio di Davide Ballardini in conferenza stampa: “Ci siamo incontrati dieci giorni fa con la proprietà e abbiamo parlato di tante cose, della squadra, ma restando concentrati sui playoff e dicendoci che ci saremmo risentiti dopo i playoff. Ci siamo rivisti al Bel Sito verso l’una e mezza di notte, ho detto alla società che abbiamo l’ambizione e il desiderio di tornare ad allenare in Serie A. Questo è il desiderio e l’ambizione, quindi ho fermato tutto quello che poteva essere, perché sentiamo questo ecco. Naturalmente il direttore ci è rimasto male perché se non l’aspettava, ma non avevo ancora maturato questo pensiero, perché la testa era solo ai playoff e la voglia di andare avanti era tanta.
Io qui ho trovato delle persone di altissimo spessore umano. Da qui la mia difficoltà e il mio disagio nel dire queste cose. Così come lo scorso 17 febbraio, quando mi hanno chiamato, per me valgono le persone, la competenza, il lavoro. Dissi: non ci conosciamo, ci conosceremo, poi valuteremo il tutto.
Sirene dall’estero? Non c’è niente. È solo un mio desiderio, una mia ambizione. Non c’è nulla, poi fra 2-4-5 mesi si fanno altri ragionamenti. Da oggi, sono un semplice tifoso di un territorio, innamorato, che non conoscevo. Ho conosciuto persone che ci hanno accolto benissimo e ci hanno voluto bene. Da oggi siamo semplicemente dei tifosi dell’Avellino. Siamo molto legati alle persone che abbiamo conosciuto, molto legati alle persone che ci hanno voluto bene. Questo è quello che è successo in questi tre mesi. Queste sono le cose più importanti alla fine.
Quando siamo arrivati, eravamo carichi per questa nuova esperienza. Poi ci sono dei momenti per fare delle scelte, le ambizioni ci sono sempre, ma ci sono momenti per fare delle scelte. Oggi noi avremmo quel desiderio lì, poi le cose possono cambiare. Abbiamo l’ambizione e quel desiderio lì.
Tante cose da cambiare ad Avellino? Noi abbiamo valutato tutto questo insieme al direttore sportivo. Si è parlato proprio di questo, oltre all’aspetto organizzativo e strutturale. Le cose andranno sempre meglio, perché c’è una società seria ed ambiziosa, molto legata al territorio. Ci tengono a migliorare ogni giorno la propria società. Ci sono ragazzi di proprietà della squadra e su quel gruppo andranno messi altri giocatori funzionali, in base all’allenatore che arriverà. Ma quei 14-15-16 ragazzi che rimarranno sono una base solida per far ripartire l’Avellino. Questo è quello che si è detto con il direttore Aiello.
Il momento più difficile e stimolante è stato dopo la partita con il Venezia, perché non era la nostra idea di calcio, perché avevamo un’idea diversa da come ci proponevamo. Avevamo l’idea di cambiare, ma c’ha dato la spinta per dire: facciamo ciò che abbiamo nella nostra testa. È stato l’inizio. Poi, dopo, ero molto concentrato sui playoff, perché con questo ambiente e questo amore attorno non ero convinto che si potesse fare un grandissimo percorso. Ma ero certo che ce la potessimo giocare, perché noi a Catanzaro nel primo tempo meritavamo di essere in vantaggio. Poi nel secondo tempo, abbiamo avuto situazioni per pareggiare la partita sull’1-0, ma c’era sicuramente la convinzione di poter far bene. Son rimasto così perché volevamo andare avanti nel nostro percorso.
La Serie A con l’Avellino? No, perché noi abbiamo detto chiaramente quello che è il nostro pensiero e la società deve focalizzarsi su quello che è il percorso della società. La società in questo momento ha il dovere di pensare a come migliorare il tutto.
Aspetto economico? Non ne abbiamo proprio parlato, proprio niente. Ho fermato subito il presidente e il figlio Giovanni a cena. È stato molto difficile dir loro: in questo momento, io e i miei collaboratori, abbiamo il desiderio e l’ambizione di andare in Serie A. Ma non si è parlato assolutamente di aspetto economico. Garanzie sulle strutture? I primi a voler migliorare sono proprio il presidente e il figlio Giovanni, nessuno ci tiene più di loro. Sono certo che sarà così.
Un progetto stile Venezia? Ma la società non ha un progetto Venezia in testa, magari ha un progetto Juve, Real Madrid… Non è questo, ma dieci giorni fa ci siamo visti per fare una prima analisi della squadra e sul cosa si può fare per allenarsi meglio, dando più servizi ai giocatori, ma poi c’erano i playoff da giocare. Ma la società ha in mente di diventare la società più efficiente possibile.
Quale partita cambierei? Quelle dove non abbiamo avuto un bell’atteggiamento, come a Genova con la Sampdoria. Puoi perdere ma devi dimostrare di sapertela giocare. A Empoli, non mi piace vedere una squadra meno motivata di un avversario. Perdi, ma te la giochi diversamente. Il primo tempo di Mantova, però lì c’è stata una reazione, mentre a Genova e ad Empoli non c’è stata. Una cosa che non mi è piaciuta di Avellino? Faccio fatica a trovarla, se poi mi verrà in mente la dirò all’ufficio stampa… Per il resto, l’Avellino voleva andare in Serie A anche quest’anno, ma prima bisogna strutturarsi, perché non è facile restare a questo livello e si passa innanzitutto dal consolidamento della categoria”.





