Va bene tutto, ma anche al “tutto” c’è un limite. E se è vero che l’Avellino non sta certo attraversando il miglior momento della stagione, facendo registrare numeri horror in fase difensiva, non può essere tutta colpa di Giovanni Daffara, che anche ieri non è riuscito a mantenere la porta inviolata contro la Reggiana. Ma perché? La spiegazione tecnica è presto fatta, analizzando nel dettaglio l’azione che ha portato al gol di Manolo Portanova, il più lesto di tutti a ribadire in rete la respinta dell’estremo difensore biancoverde sul primo tentativo di Rover. E qui, ribadiamo, si parla di calcio.
L’Avellino subisce il gol dell’1-0 alla prima vera occasione della partita. Girma, uomo contro uomo con Reale, vince un contrasto in mezzo al campo, lascia sfilare per Novakovich, che attira su di sé la marcatura di Simic e gira subito sulla corsia per Rover, velocissimo nel “bruciare” un Sala in colpevole ritardo. Buco alle spalle della difesa biancoverde, orfana di due centrali su tre quando Rover si presenta a ridosso dell’area di rigore. Enrici “scappa” all’indietro e chiude parzialmente la diagonale, vedendo arrivare a rimorchio Portanova e affidandosi a Daffara per un’eventuale conclusione da una posizione più decentrata.
La conclusione arriva. Rover carica il destro all’interno dei 16 metri dell’Avellino e fa partire un tiro tanto secco quanto potente, impossibile da bloccare e da deviare in modo “razionale”. Ed ecco il “tema Daffara“. Il portiere classe 2004, arrivato in estate in prestito dalla Juventus, è in posizione corretta prima che parta il tiro (buona la “bisettrice”), leggermente piegato e con le mani già basse: sceglie il classico “leva-gamba” per intercettare a mano aperta la rasoiata dell’ex Sudtirol, andando giù in una frazione di secondo e compiendo (già di per sé) un ottimo intervento. E se in tante altre occasioni, Daffara ha dimostrato di dover migliorare in fase di “respinta” per non consegnare seconde possibilità agli avversari (vedi Pescara all’andata e Carrarese al ritorno, per esempio), qui è veramente difficile individuare colpe e/o responsabilità dell’estremo difensore.
Come dimostrano le immagini, del resto, Daffara può solo interrompere la corsa del pallone calciato da Rover da circa 9-10 metri, con la potenza del tiro che non consente deviazioni laterali “ragionate”. Sfortuna ha voluto che la sfera rimanesse lì, proprio a disposizione di Portanova e non di un difensore dei Lupi, complice la mancata percezione del pericolo di Missori, che non stringe sul 90 granata e lascia troppo spazio tra sé ed Enrici. E la “frittata” è fatta.
In conclusione, Daffara è sicuramente un portiere con ampi margini di miglioramento e non certo esente da sbavature o errori. Ha, però, dalla sua l’età, la struttura fisica e le qualità per poter crescere ancora, per lui e per il bene dell’Avellino (in questo campionato). Anche andando contro le “mode” del momento.





